Fincantieri la lotta e la speculazione (novembre 2010) Nonostante il bilancio in attivo e la reputazione delle navi prodotte, l' azienda pubblica (controllata al 46% dal Ministero del Tesoro) ha deciso di chiudere diversi stabilimenti italiani per speculare sulla crisi e far pagare ai lavoratori un prezzo altissimo. I lavoratori dei cantieri di Castellammare di Stabia (Na) sono finora quelli che si sono opposti con determinazione al piano di chiusura che riguarda anche Ancona e ha gi riguardato lo stabilimento di Riva Trigoso, occupando per una settimana gli stabilimenti e portando la loro protesta a Napoli e Roma, ma mancato loro il sostegno degli altri operai Fincantieri che con miopia hanno pensato e pensano di salvarsi lasciando annegare Castellammare. Nonostante negli anni abbiano garantito, come raccontano i delegati Fiom Smino e DAuria, i migliori tempi di produzione, oggi i lavoratori di Castellammare di Stabia si ritrovano in cig in deroga o straordinaria e senza un futuro : (contemporaneamente sta chiudendo la Tirrenia e stanno chiudendo le terme, che sono invece fonte importante di reddito in altre regioni e in altri Stati. Ciò dimostra che la produttività è solo un falso pretesto per spremere i lavoratori e scaricarli quando altri affari rendono meglio. Il destino della Tirrenia, soprattutto a Castellammare di Stabia, è parallelo : gestioni interessatamente disastrose tendenti a favorire la concorrenza privata scaricando sui lavoratori il prezzo dell' abbandono del pubblico. Il mito delle privatizzazioni come soluzione per il rilancio della economia nazionale rivela nei settori nevralgici tutta la sua falsità : Ferrovie, Alitalia, Tirrenia, Fincantieri, ed altri prima nel settore alimentare ed aeronautico. Neanche garantire una forte produttività da parte dei lavoratori ha portato ad investimenti sulla sicurezza : la Fincantieri ha risparmiato e continua a risparmiare sulla salute dei lavoratori : i principali rischi sono lo schiacciamento per i carichi sospesi, e poi agli occhi e alle vie respiratorie per le altre lavorazioni. Negli anni non sono mancati incidenti gravi e mortali sia a Castellammare di Stabia che negli altri cantieri. I profitti garantiti alla azienda non hanno spinto i dirigenti fincantieri a investire per un nuovo bacino di carenaggio, perdendo cosi credibilità nei confronti dei committenti internazionali. Oggi una parte dei lavoratori di Castellammare di Stabia viene spedita a Marghera, come mero strumento di ammortizzazione sociale, e soprattutto come ennesima misura per dividere e contrapporre i lavoratori dei vari cantieri e mettere i dipendenti diretti contro quelli delle aziende dell' indotto. La maggioranza è in cassa integrazione in deroga e da gennaio 2011 in cassa integrazione straordinaria e l' INPS vede già la fine anche di questa come dimostra l' incontro tenutosi in Prefettura tra le parti, dopo l' ennesima ostentazione di disinteresse e disimpegno da parte della Regione oltre che da parte del governo. Circa 2000 famiglie di lavoratori che per generazioni hanno garantito produttività e profitti alla azienda si ritrovano senza lavoro e senza reddito in una regione già spremuta dove già altre migliaia di lavoratori sono stati spremuti per poi essere espulsi dai processi produttivi come rifiuti nelle discariche, l' unico business al quale governo nazionale e amministrazioni locali sembrano interessati, e che ancora una volta dimostra come il capitalismo non sia altro che una costante rapina e una costante strage compiuta da pochi contro milioni di lavoratrici e lavoratori che dopo aver pagato in fabbrica, pagano anche con l' inquinamento dell' ambiente. Contro questo nemico comune devono unirsi tutti i lavoratori fincantieri, ed essi a quelli e quelle delle altre fabbriche che speculano sulla crisi, a partire dalla FIAT, l' azienda privata che ha goduto di immani sovvenzioni a fondo perduto da parte dello stato, ovvero, ancora una volta dai lavoratori e dalle lavoratrici, costrette ad ipotecare per contratto le loro esistenze, una volta più degli uomini. La storia di fincantieri dimostra anche come il destino dei lavoratori non può essere concepito in base ai confini nazionali, ma deve essere concepito ovunque nel mondo in base ai comuni interessi di classe. L' interesse del capitalismo è cercare ovunque nel mondo lavoratori che accettino condizioni di semi-schiavitù, la risposta deve essere ovunque nel mondo rifiutare il ricatto della schiavitù in cambio del lavoro. (Si ringraziano gli operai della fincantieri per le preziose testimonianze fornite) Italia in saldo Europa in saldo PD organo industriali Berlusconi e Bersani spa pagina principale